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Ehi mamma, volevo parlarti di una cosa..” Come mai prima era sicura di volergliene parlare, aveva bisogno di sua madre, del suo aiuto. Non ce la faceva più ad affrontare tutto da sola.
“Certo tesoro, cos’è che vuoi dirmi?”
“Bhe ecco.. È da un po di tempo che le cose son..” Georgia si zittì.
“Amore vieni qua che non riesco a trovare la camicia, quella verde, che piace tanto al capo..devo assolutamente metterla!” Disse suo padre dall’altra stanza, interrompendo la conversazione.
“Dio Carl, se sempre così disordinato.” Con voce alta rispose Joana per far sentire il marito aldilà del muro.
“Piccola ne parliamo un’altra volta va bene? Ricordati cosa volevi dirmi.”
“Certo mamma..” Sussurrò delusa Georgia. -ci riproverò domani- pensò la piccola nella sua testa.
E il domani arrivò.
Erano le cinque di mattina quando Georgia era ancora sveglia, non riusciva a dormire, così andò da sua madre.
Entrò silenziosa in camera, e le scostò delicatamente i capelli dal viso, si chinò fino al punto giusto per sussurrarle all’orecchio: “mamma svegliati, ho bisogno di parlarti, ascoltami.” Invano credette che questa volta le avrebbe dato ascolto. “Ehi sei pazza? Fammi dormire Giò, devo lavorare io.” Ripose così fredda la madre mettendo fine alla conversazione.
Tornò in camera sua, sentendo il freddo del pavimento sotto ai piedi scalzi, ad ogni passo. Cercava di convincersi che infondo era andata nel modo giusto, come doveva andare, così avrebbe evitato di dare troppe spiegazioni, troppe delusioni, e si sarebbe rimboccata le maniche par farcela -come sempre- da sola.

Passò una settimana.
Georgia tornò a casa ricoperta di lividi, la madre nemmeno se ne accorse, il padre distratto le chiese che aveva combinato alla faccia e lei se la cavò con un “sono cascata dal letto, nulla di che sta tranquillo.”
E tutto tornò come prima.

Passò un mese.
Georgia aveva smesso di mangiare, i suoi non c’erano mai e non potevano accorgersene. Ma una sera cenarono tutti insieme, lei doveva mangiare, e così fece ma poi dovette correre subito in bagno perché non riusciva più a trattenere il cibo. Tornò giù e se la cavò con un “dio, mi ero dimenticata che la Coca-cola mi fa quest’effetto.”
E tutto tornò come prima.

Passarono cinque mesi.
Georgia se ne stava sempre in camera sua. Era sempre sola e non parlava più con nessuno. Se la cavava inventando ai suoi che aveva la febbre. Come se la cavò quando diventò anoressica e diceva che era colpa delle medicine per l’asma ed invece erano per la sua depressione. Se la cavò quando iniziò a fumare, a tagliarsi, ad avere allucinazioni, a morire piano piano.
E tutto tornò come prima.

Passò un anno.
Georgia venne trovata morta dissanguata nella sua vasca da bagno.
I genitori non capivano ancora.
Nessuno aveva capito mai.
Se l’era sempre cavata, sempre da sola, sempre con una bugia; ma si sa, la verità viene sempre a galla.

E niente tornò più come prima.

Giada. (via viedibrooklin)
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